Rifiuti, Rida riapre: "Ma l'ordinanza è illegittima". E annuncia battaglia contro la Regione

Dopo l’ordinanza del presidente della Provincia la società che gestisce l’impianto di Aprilia comunica che a partire da domani, lunedì 19 giugno, permetterà la ricezione di rifiuti. Ma spiega tutte le difficoltà e le incongruenze della politica

Dopo l’ordinanza del presidente della Provincia Eleonora Della Penna, che ieri aveva ordinato alla Rida Ambiente di riprendere la normale attività, la società che gestisce l’impianto di Aprilia comunica che a partire da domani, lunedì  19 giugno, riaprirà i battenti e dunque permetterà la ricezione di rifiuti. Ma precisa subito, per voce dell’amministratore Fabio Altissimi:  “Non si tratta di un nostro passo indietro, semplicemente stiamo rispettando un ordine ma la nostra battaglia legale non finisce qui e sin da ora mi duole ammettere che non possiamo garantire sul processo  di smaltimento di rifiuti”.

Il contesto in cui è maturata l’ordinanza provinciale è infatti complesso e, secondo la Rida, deve essere chiarito. Occorre partire dalla Regione Lazio che, con nota 307303 del 2017,  diffidava la Rida Ambiente nel ricevere il codice Cer 200108, ossia rifiuti biodegradabili di cucine e mense, in gergo tecnico “frazione organica non nobile ossia non priva di polimeri o altri inquinanti”. La stessa diffida è ripresa nell’ordinanza della Provincia che obbliga alla riapertura dei cancelli vietando però di ricevere quel tipo di rifiuto.

“Facciamo una premessa – prosegue Altissimi – Se Rida non riceverà il Cer 200108 quei rifiuti, che esistono, dove andranno a finire? Al massimo potranno essere destinati allo smaltimento nelle discariche autorizzate in deroga al parametro Doc in violazione della gerarchia europea dei rifiuti oppure, cosa che appare assurda anche solo a pensarla, potranno essere utilizzati per produrre compost, una procedura non conforme e inquinante per suoli e falde”.

La Rida chiarisce inoltre che quel tipo di rifiuto è essenziale per produrre secondo il processo già  autorizzato con la modifica non sostanziale del 2012 e con l’A.I.A. del 2014. Al fine del normale processo di trattamento, infatti, il Cer 200301 deve essere miscelato con un’appropriata quantità di quel rifiuto vietato dall’ordinanza che fornisce la quantità di carbonio necessaria a innescare il processo di igienizzazione e asciugatura del rifiuto.

L’ordinanza non tiene conto di tutto ciò e pertanto non è chiaro – spiega ancora l’amministratore - a noi e presumibilmente anche a chi ha firmato l’ordinanza,  se vista la grave alterazione del normale procedimento di trattamento sarà possibile produrre un rifiuto trattato conforme ai valori limite di legge”.

Per questo la Rida, fino all’eventuale intervento di provvedimenti della magistratura competente, si sente obbligata a dare esecuzione all’ordinanza ma nello stesso tempo rimanda proprio alla Provincia ogni qualsivoglia responsabilità penale, civile, amministrativa, erariale, ambientale  e sanitaria che dovesse derivare dalla produzione di un rifiuto non conforme ai limite di legge.

Oltre al dato tecnico, Rida parla inoltre di  vizio di legittimità ma anche di opportunità politica. “Quello che ha fatto la Regione è un illecito – sostiene l’amministratore della società -  e lo dimostra il fatto che Zingaretti non abbia voluto firmare l’ordinanza e come a sopperire a ciò sia  arrivata la presidente della Provincia”.

L’ordinanza, per Rida Ambiente, è infinte contestabile in più punti.  Innanzitutto l’organo competente alla sua emissione avrebbe dovuto essere il presidente della giunta regionale, che però dopo la diffida non pare essere più intervenuto sul tema. Ci sarebbero poi state altre alternative per evitare il blocco della raccolta dei rifiuti non prese in considerazione: ad esempio sul territorio provinciale è attivo l’impianto della Csa presso cui normalmente conferiscono già diversi comuni dell’Ato di Latina. Manca infine, nell’ordinanza, un parere tecnico e sanitario sulle conseguenze ambientali e sanitarie della modifica sostanziale del processo di trattamento.

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“Insomma la Regione prima ha sentenziato una produzione non conforme dei nostri impianti basandosi su dati sbagliati e una normativa non aggiornata, poi però, al nostro auto-tutelarci, se ne è lavata le mani facendo rispondere un organo sottoposto e nemmeno totalmente competente in materia che ha cercato così di risolvere, non sappiamo quanto pienamente consapevole, un problema creato da altri” ha concluso Fabio Altissimi.

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