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Cronaca Sabaudia

Spaccio di droga tra Sabaudia e il Circeo, il silenzio degli indagati

Leonardo Corni si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice così come l'agente di polizia mentre il fratello Francesco ha parlato

Sono stati ascoltati questo pomeriggio in Tribunale i fratelli di Sabaudia Leonardo e Francesco Corni, di 39 e 31 anni, finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine condotta dagli uomini della Squadra mobile su un giro di spaccio di droga tra Sabaudia e San Felice Circeo. I due sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese e hanno adottato un atteggiamento del tutto diverso. Leonardo ha infatti scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere mentre Francesco ha risposto alle domande del magistrato. Gli investigatori hanno ricostruito decine di episodi di cessioni di stupefacente e sottolineano come la "serialità delle condotte dimostra l'esistenza di un'attività di spaccio collaudata non solo protratta per un lunghissimo arco temporale ma anche connotata da un'evidente professionalità". 

E sempre questo pomeriggio è stato ascoltato anche Marco Veglianti, l’agente scelto della polizia di Stato, residente a San Felice e in servizio presso l'ispettorato del Viminale. L'uomo è stato sospeso dal servizio per 12 mesi, per aver direttamente partecipato, insieme ai due fratelli, ad alcuni episodi di cessione di droga ma anche di aver abusato del suo ruolo per cercare di eludere le investigazioni chiedendo informazioni sulle indagini ai colleghi della squadra mobile di Latina. All’agente è stato contestato anche il reato di truffa perché avrebbe dichiarato problemi di salute e si sarebbe assentato dal posto di lavoro, mentre in realtà prestava servizio nell’azienda riconducibile a Leonardo Corni. Il poliziotto, assistito dall’avvocato Francesco Pisani, non ha risposto alle domande del magistrato e si è avvalso anche lui della facoltà di non rispondere.

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