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Cronaca

Protesta degli studenti, istituti occupati: le parole di Enrico Forte

Il segretario provinciale del Pd: "In meno di 48 ore gli studenti di questa città hanno dato una grande prova di coraggio e di coscienza del difficile momento economico, politico e sociale"

Hanno scelto la forma estrema dell’occupazione per gridare il loro malessere, per rivendicare i loro diritti e per far conoscere le loro rivendicazioni.

Sono i migliaia di studenti del capoluogo pontino che da giorni ormai hanno organizzato presidi permanenti all’interno dei loro istituti per dire di no a tagli e riforme alla scuola pubblica. Protestano contro la privatizzazione della scuola, contro la spending review e contro una condizione che considerano insopportabile, dando prova di grande maturità e serietà.

In queste ore sul tema è intervenuto il segretario provinciale del Pd, Enrico Forte, che prende coscienza del reale e vero problema vissuto oggi dagli studenti pontini e non solo.

L’INTERVENTO DI FORTE –In meno di quarantotto ore gli studenti di questa città hanno dato una grande prova di coraggio e di coscienza del difficile momento economico, politico e sociale che l’Italia, ma più in generale l’Europa, sta attraversando. La maggior parte degli istituti superiori, infatti, sono occupati. Servizi d’ordine, assemblee propositive, dibattiti, confronti, radio web e i social network, sono i mezzi che usano per comunicare con un mondo esterno che forse non ha ancora compreso.
È la prima volta, dopo molti anni, che la nostra gioventù si organizza pacificamente per esprimere un dissenso sacrosanto. Nei riguardi di un Paese che oramai da troppo tempo ha sottovalutato l’importanza strategica di ripartire dalla formazione dei giovani e quindi dalla scuola, dal sapere come forma primaria di libertà.
Sembra davvero che siano ritornate quelle tensioni che sperimentavamo noi, allora, tra i banchi di scuola. Fino a poco tempo fa i nostri ragazzi sembravano acconsentire, acconsentire come se protestassero. O protestare, protestare come se acconsentissero. C’è davvero del buono nella domanda di rappresentanza degli studenti umiliati da anni di tagli alla scuola pubblica. C’è del buono e del giusto nella domanda di equità e di giustizia sociale che studenti e lavoratori, disoccupati e cassaintegrati stanno ponendo a livello europeo da almeno due giorni.
Il segnale che finalmente può ripartire una partecipazione appassionata e consapevole da ogni stratificazione sociale. Un bel segnale anche per questa città, così assuefatta dall’immobilismo, dalla riluttanza mediocre di governanti incapaci. I nostri studenti ci stanno dicendo, in queste ore, che se la politica saprà cogliere i loro stimoli, i loro desideri e le loro esasperazioni sarà possibile ricostruire una città radicalmente opposta, che faccia della consapevolezza, della coscienza e dell’impegno civile il tratto distintivo dell’essere davvero cittadini.
Questo deve essere l’impegno del Partito Democratico: capire che siamo difronte ad una gigantesca emergenza e che non si tratta di un banale problema di ordine pubblico. E’ invece un’inedita e immane questione politica. Come classe dirigente abbiamo il dovere di capirla e magari, di risolverla
”.

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