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Trasfusioni di sangue infetto, risarcimento da 450mila euro per una donna di 74 anni

La sentenza della Corte di Appello di Roma: la donna all’età di 25 anni ha contratto il virus dell'epatite C. Le trasfusioni nel 1970 al Goretti di Latina

Risarcimento da 450mila euro per una donna di 74 anni, ex dipendente dell'ospedale di Latina, per trasfusioni di sangue infetto. 

“La sentenza della Corte di Appello di Roma, notificata oggi, non lascia dubbi: furono alcune trasfusioni di sangue somministrate nel 1970 al Goretti di Latina ad infettare con il virus dell'epatite C una ragazza di 25 anni. Dopo 50 anni da quelle trasfusioni che le hanno cambiato la vita alla donna, che oggi ha 74 anni, è stato riconosciuto un risarcimento di 450mila euro per il grave danno alla salute”. Questo il commento dell'avvocato Renato Mattarelli dopo la decisione della Corte di Appello di Roma che ha accolto il ricorso del legale che ha assistito la donna anche nel primo grado di giudizio che si era concluso con una condanna ad un risarcimento di solo 100mila euro.

I giudici della Corte hanno ritenuto fondato la tesi dell'avvocato Mattarelli che ha evidenziato “come nella sentenza appellata, il Tribunale di Roma avesse tenuto conto solo del danno al fegato (rovinato dall'epatite C) e non anche del maggior pregiudizio psichico della donna conseguente alla depressione da consapevolezza del contagio. Infatti - prosegue il legale - quando nel 2009 la donna è venuta a conoscenza dell'infezione, ha subito un grave trauma psichico che l'ha portata a chiudersi, rifiutando il contatto fisico con il marito, figli e nipoti per paura di contagiarli”.

L'avvocato Mattarelli ha ottenuto una rilettura scientifica della relazione medica (del consulente tecnico nominato in primo grado dal Tribunale di Roma) evidenziando che “risultava documentato il disagio psichico della donna che doveva, e deve, ogni giorno ripercorre i 50 anni dalle trasfusioni ad oggi con i sensi di colpa di chi potrebbe aver contagiato, seppur inconsapevolemente fino alla scoperta della propria infezione, le persone con cui è entrata in contatto. Fra le paure che indicono la professionista di Latina a chiudersi all'esterno e a rifiutare anche le forme elemaentari di contattoi vi è quella di aver potuto a sua volta contagiare i pazienti con cui è entrata in contatto durante il lungo rapporto di lavoro con il Goretti di Latina”.

“Certamente il risarcimento di 450mila euro, a cui il Ministero della Salute è stato condannato di pagare alla donna (per non aver vigilato sulla negligente somministrazione di sangue del 1970 da parte del Goretti di Latina) - conclude l’avvocato Mattarelli - potrà in qualche modo compensare il danno alla salute fisica ma, sembra molto difficile, che una qualunque somma potrà mai riportare la serenità alla donna di Latina”.

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