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Distretti di economia circolare: i parchi regionali si candidano alla sperimentazione

Lombardi: “Sulla scorta delle comunità energetiche rinnovabili, stiamo pensando d'istituire anche i distretti di economia circolare”

Applicare e sviluppare i temi legati all’economia circolare anche nei parchi cittadini. E’ questa la sfida cui si sta candidando RomaNatura, l’ente regionale che gestisce 16mila ettari di natura all’interno del territorio romano. E’ una superficie pari all’interno comune di Bologna, all’interno della quale sono presenti aziende d'ogni sorta,  università, produttori agricoli ed anche insediamenti abitativi. L’idea su cui la regione sta riflettendo, è quella di mettere a sistema il patrimonio, naturale, economico e sociale che insiste in quelle riserve, per creare dei “distretti di economia circolare” coordinati dagli stessi enti che sovrintendono i parchi.

I parchi e la nuova sfida

“Parchi e aree protette sono custodi di un immenso patrimonio naturale e culturale ma sono anche portatori di innovazione e buone pratiche a vantaggio di tutta la collettività oltre che fondamentali alleati nella lotta ai cambiamenti climatici. Proseguendo nel loro impegno di salvaguardia e conservazione della natura, i parchi devono raccogliere anche le sfide sociali e questo vale ancor di più per parchi urbani e periurbani che in termini di benessere ed economia circolare, sono in grado di mettere a sistema le tante esperienze e diventare veri volani dell’economia circolare e integrata con la tutela degli ecosistemi” ha spiegato Maurizio Gubbiotti, presidente di RomaNatura.

I distretti di economia circolare

I distretti di economia circolare quindi non finirebbero per alienare i parchi dal fondamentale onere di salvaguardare la natura. Quello resterebbe. Però chi li gestisce avrebbe anche il compito di coordinare le risorse per progetti votati alla sostenibilità, da intendersi sul piano economico, ambientale e sociale. Non solo in tema di gestione dei rifiuti, che pure verrebbe contemplata, ma anche sul versante della mobilità, della promozione del turismo locale, del contrasto all’esclusione sociale. Obiettivi cui concorrerebbero insieme tutti gli attori di uno specifico distretto, dai produttori agricoli ai comitati locali. In tal senso i distretti finirebbero per rappresentare una soluzione “innovativa per il rilancio dei territori perché rovesciano l’impostazione basata sul considerarli sono produttori di problemi e non di risorse” ha sottolineato  Antonio D’Alessandro di Parsec Consortium, l'ideatore della proposta che mira a puntare sulle comunità territoriali e “sulla loro propensione allo sviluppo locale”.

La creazione di comunità coese

Sulla questione si è svolto un seminario nella sala Tevere della regione, cui ha preso parte anche Cristiana Avenali, responsabili per il Lazio dell’ufficio sui piccoli comuni. “È importante sottolineare come la proposta dei distretti è stata già inserita nel piano regionale per lo sviluppo sostenibile approvato lo scorso anno, rappresentando una delle azioni più innovative che coniugano la promozione dell’economia ed il rispetto dell’ambiente - ha ricordato Avenali, coordinatrice del gruppo che lo ha elaborato per conto della regione Lazio - così facendo sarà possibile declinare in maniera concreta i principi della green economy e e quelli della transizione ecologica, arrivando a creare delle comunità coese, che operano per raggiungere determinati obiettivi: dallo sviluppo del turismo locale a quello della mobilità sostenibile, per fare due esempi”.

L'interesse della regione

La proposta d’istituire dei distretti industriali è stata discussa, durante l’appuntamento in regione, anche dall’assessora alla transizione ecologica. “In vista del collegato al bilancio in discussione nelle prossime settimane –  ha annunciato l’assessora Roberta Lombardi – stiamo pensando ad una proposta per istituire delle comunità circolari, sul modello dei distretti di economia circolare, quale strumento di autogestione partecipata e diffusa sul territorio che coinvolga più soggetti, dalle famiglie alle imprese fino ai Comuni, sulla scorta di quanto già avviene con le comunità energetiche rinnovabili”.

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