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Domenica, 22 Maggio 2022
Sanità / Fondi

Ospedale e casa della comunità da realizzare Fondi: il punto della situazione in Comune

Seduta della Commissione Sanità alla presenza del direttore medico del presidio sud Ciarlo per illustrare i dettagli dei progetti per la realizzazione delle due strutture; rassicurazioni anche sul futuro del San Giovanni di Dio

E’ stata una lunga seduta della Commissione Sanità quella che si è tenuta in Comune a Fondi per illustrare i dettagli della delibera della Asl con cui è stato formalmente avviato l’iter per la realizzazione di una casa della comunità e di un ospedale della comunità nell’area dell’ex mattatoio, rispondere alle domande dei consiglieri e dei comitati e fugare ogni dubbio sulla paventata chiusura o sul depotenziamento del San Giovanni di Dio. Considerata la delicatezza e l’importanza dei temi, il sindaco Beniamino Maschietto e la presidente della Commissione Sanità Daniela De Bonis hanno invitato a partecipare ai lavori anche il direttore medico degli ospedali di Formia, Fondi e Terracina nonché direttore del distretto 4 Giuseppe Ciarlo.

Il dottor Giuseppe Ciarlo ha illustrato i dettagli di un progetto ambizioso, che non interesserà soltanto Fondi, il comprensorio e la provincia di Latina ma l’intero territorio nazionale e che consentirà, nel lungo termine, di ridurre i costi di gestione della sanità, con servizi più mirati e meno dispendiosi. “L’ospedale di comunità – ha chiarito il direttore – accoglierà i pazienti cronici. Tutte quelle persone, per fare degli esempi concreti, che attualmente vengono dimesse dai reparti di medicina, non si curano bene, tornano in ospedale e ripetono lo stesso iter risucchiando il 70% della spesa sanitaria nazionale. In questa nuova concezione di sanità, i cosiddetti ‘sliding doors’, verranno accolti negli ospedali di comunità, strutture di degenza infermieristica, dedicate ad osservazione o particolari terapie che non possono essere fatte a casa. Ecco, questo processo consentirà di spostare i pazienti cronici e liberare strutture come il ‘San Giovanni di Dio’, rendendole più efficienti per le acuzie. Il tutto potenziando, sul modello di molti paesi virtuosi europei, l’assistenza domiciliare che, secondo l’ambizioso programma, dovrà passare dal 3 al 10% dell’offerta sanitaria”.

Il dottor Ciarlo ha poi chiarito anche il concetto di casa della comunità, che interseca e abbraccia l’integrazione socio sanitaria in innumerevoli forme, gestite in collaborazione con i servizi sociali e attualmente concentrate nella struttura ospedaliera di via San Magno. “Questo nuovo complesso – che dovrà essere completato entro il 2026 e che sarà realizzato grazie alle cospicue somme trasferite dal ministero alla Regione, sarà ubicato in luogo strategico per la città e per il comprensorio, e accoglierà tutta una serie di servizi come il TMSREE o le attività veterinarie”. Dettagliate rassicurazioni sono state poi fornite circa le sorti dell’ospedale San Giovanni di Dio che non chiuderà, ma anzi sarà valorizzato e potenziato.

“La vecchia Tac ormai dismessa – ha aggiunto Ciarlo - entro dieci giorni sarà sostituita con un nuovo macchinario a 128 strati, con tempi più brevi ed esami diagnostici più accurati. A questo autentico gioiello, del costo di 526mila euro, che sostituirà il precedente, letteralmente esaurito dalla pandemia, si aggiungono un nuovo mammografo digitale, il cosiddetto telecomandato, fuori uso da tempo, e nuove professionalità come quella del dottor Versaci che è una delle figure più importanti nel settore cardiologico, non solo al livello pontino ma al livello nazionale, o del dottor Carlo Iavarone, alla guida della Rianimazione. E poi ancora stiamo rendendo operativo il day surgery, che sarà affiancato dal one day surgery (pazienti per i quali è necessario il ricovero di almeno una notte in ospedale). Senza contare gli innumerevoli altri servizi e ambulatori già attivati come l’elettrofisiologia o cardiologia pediatrica”.

Lo stesso ha poi fugato una serie di preoccupazioni prive di fondamento sulle quali è stato interrogato dai presenti come il non funzionamento del pronto soccorso in orario notturno o i rischi per le partorienti correlate alla mancanza di una terapia intensiva neonatale. “Con 600 parti all’anno – ha chiarito – la ginecologia del San Giovanni di Dio si conferma un’eccellenza al livello regionale tant’è che il primario del reparto di ostetricia di Fondi, la dottoressa Lippa, è ad interim anche il primario dell’ospedale di Formia, non il contrario. I parti a rischio, che richiedono la terapia intensiva, vengono preventivamente dirottati e la rinomata efficienza del reparto è il motivo per cui, ad oggi, giungono a Fondi partorienti da tutta la regione”. 
 

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