Decesso nella casa di riposo, non fu omicidio volontario. Reati prescritti

La sentenza della Corte di Assise di Appello per medici e operatori sanitari condannati in primo grado

Non ci furono maltrattamenti e soprattutto non fu un omicidio volontario bensì un omicidio colposo, reato che nel frattempo si é prescritto. La Corte di Assise di Appello di Roma ha ribaltato la sentenza di primo grado per la morte dell’89enne Elisabetta Pinna, ricoverata nella casa di riposo Villa Sant’Andrea di Aprilia e deceduta nel 2010 per la scarsa assistenza in una struttura lombarda dove era stato trasferita successivamente.

La Corte d’Assise di Latina aveva condannato in primo grado Alfio Quaceci, titolare della società che gestiva la struttura sanitaria a 14 anni di reclusione, così come pure la dipendente con un titolo romeno di infermiera professionale, Georgeta Palade  e l’operatore socio sanitario Noemi Biccari. Condanna invece a 14 anni e un mese per Maria Rosaria, collaboratrice del gestore mentre per Luciana Liberti addetta alla cura degli anziani e l’operatore tecnico addetto all’assistenza Carmelina Maggiordomo era arrivato un verdetto di assoluzione. Oggi la prima sezione della Corte d'Assise d’Appello ha assolto gli imputati – assistititi dagli avvocati Gaetano Marino, Oreste Palmieri e Carla Bertini – dall’accusa di maltrattamenti e derubricato l’accusa di omicidio volontario in omicidio colposo dichiarando la prescrizione del reato.

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Gli imputati sono stati comunque condannati al risarcimento del danno a favore della parte civile rappresentata dagli avvocati Silvia Siciliano e Renato Archidiacono.

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