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Operazione Reset, Angelo Travali da capozona di Cha Cha a vertice del gruppo

La descrizione del personaggio e delle dinamiche interne all'organizzazione da parte dei due collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese

E' Angelo Travali, per tutti "Palletta", a rivestire un ruolo apicale nell'organizzazione criminale delineata dalle nuove indagini della Squadra mobile di Latina che hanno portato nei giorni scorsi a 19 arresti. Costantino Cha Cha Di Silvio lo aveva nominato in precedenza "capozona", "un titolo - si legge nell'ordinanza - che comportava il potere di dare ordini ai suoi sottoposti in tutta la zona delle case popolari e dei 'palazzoni'. Di Silvio in quelle aree si limitava ad esercitare una sorta di controllo sui reati che venivano commessi da Travali: quando i cittadini comuni si rivolgevano a lui per frenare le azioni dei Travali egli interveniva per evitare che questi ultimi venissero denunciati alle forze dell'ordine, ma a poco a poco la sua influenza venne superata da quella di Angelo Travali".

Le dinamiche di potere all'interno del gruppo vengono descritte nel corso delle indagini dai collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Riccardo Pugliese, che prima degli arresti dell'operazione Don't Touch avevano fatto parte dello stesso gruppo, per poi passare ai Di Silvio di Campo Boario. Agostino Riccardo in particolare descrive agli inquirenti l'atteggiamento di Costantino: "Bastava guardarlo in gabbia durante le udienze del processo per capire che Cha Cha aveva mollato e che il suo ruolo era sempre più quello di "paciere". Invece Angelo e il fratello si continuavano a mostrare anche durante il processo sempre in forma e in tiro mostrando un forte controllo della situazione nonostante fossero in gabbia".

Nell'ordinanza dell'operazione Reset il giudice descrive dunque Angelo Travali: "E' autore di gravi reati e spedizioni armate (il riferimento è agli episodi di violenza ed estorsioni contro per convinceree due pusher rivali a spacciare per lui) e ha partecipato all'omicidio di Nicolas Adrian Giuroiu: ha usato la violenza come strumento privilegiato per imporre il suo predominio sugli altri spacciatori operanti sul territorio pontino e lo ha fatto al solo fine di apparire forte, per acquisire visibilità e rispetto mediante l'intimidazioni". Proprio questo era l'obiettivo della sua partecipazione al feroce omicidio di Giuroiu, avvenuto a Latina nel 2014. La vittima era stata sequestrata, freddata a colpi di arma da fuoco e poi gettata in un pozzo. Ma Angelo Travali non aveva alcun problema con il ragazzo ucciso e secondo i collaboratori di giustizia il suo intento era appunto solo quello di dimostrare il suo potere. Racconta Pugliese: "Conoscendo Angelo ritengo che lo abbia fatto perché voleva dimostrare a Latina la sua potenza, che aveva gente che sparava per lui, in questo caso Manuel Ranieri. Voleva quindi dimostrare che non solo era un importante venditore di droga, ma che aveva forza anche nei confronti di altri gruppi criminali".

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