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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Movimento 9 dicembre, pontini in protesta a Roma tra rabbia e disperazione

Sono partiti in pullman da Latina alla volta della capitale dove ieri pomeriggio si è tenuta la manifestazione dei cosiddetti “forconi”. Commercianti, contadini, disoccupati: tante e diverse le loro storie

Sono quotidiane storie di crisi, disoccupazione e sfiducia quelle che accompagnano i "fedeli" di Danilo Calvani nel viaggio che li porta da Latina a Roma. In un pullman pieno solo a metà, come poi sarà piazza del Popolo, si avvolgono nelle bandiere tricolori.

"Viva l'Italia", è il loro motto, "arrabbiati ma non violenti" il loro stato d'animo. E a chi oggi a Roma non c'era (come gli altri due leader del movimento dei Forconi, Ferro e Chiavegato) lanciano un messaggio, forte e chiaro: "Questa è gente che non ha il coraggio di metterci la faccia, chi si tira indietro ha già perso".

Loro, commercianti, qualche contadino e moltissimi ex visto che ora sono disoccupati, la faccia ce la mettono. Il viaggio parte da quella piazza del Popolo di Latina che un tempo fu piazza del Littorio, quando esattamente il 18 dicembre di 81 anni fa venne inaugurata dallo stesso Mussolini. Loro non ci stanno ad essere chiamati "fascisti". Loro sono "italiani", diretti verso un'altra piazza del Popolo, questa volta nel cuore della Capitale.

Poco più di 70 chilometri per le strade dell' agro pontino, tra borghi dal nome sloveno, ettari di terreno ormai senza coltivazioni e decine di stabilimenti industriali di cui resta ormai solo lo scheletro. I segni della crisi, gli stessi che solcano il viso dei manifestanti, tanti disoccupati, qualche pensionato e altri, pochi, più fortunati lavoratori. Si alternano al microfono del pullman per raccontare le loro storie, per sfogarsi con chi è nella loro stessa situazione.

Orietta, la bionda "pasionaria" del movimento, sa di essere una "privilegiata". "Io un lavoro ce l'ho - dice - ma a preoccuparmi terribilmente è quello che aspetta me e la mia famiglia in futuro". Antonio è stato costretto a vendere casa e da maggio vive nel suo camper. "Una casa non è più sostenibile", dice sconsolato. Ha girato l'Italia, dalla Sicilia alla Toscana, ma poi ha deciso di fermarsi a Latina. "Sapevo che c'era questo movimento - racconta - e, nonostante percepisca una pensione dignitosa, mi sono sentito di dare il mio contributo per una causa che sento anche mia". Sul pullman c'è anche la cugina di Danilo Cavani. "A chi sostiene che lui sia un ignorante, uno zoticone, rispondo che l'ignorante insegna a vivere, è una persona semplice", sottolinea.

Il pullman si ferma a Pomezia, davanti allo stabilimento della Sigma-Tau, dove in questi ultimi anni molti dei lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Sale l'ultimo degli attivisti, un ragazzo "con un lavoro" ma "pronto a dare battaglia". "Stringiamoci a coorte - dice - l'Italia chiama". Gli applausi accompagnano la citazione dell'inno di Mameli, mentre dai finestrini cominciano ad intravedersi le indicazioni per Roma. Ancora pochi chilometri ed anche loro saranno in piazza.

Molti sono alla prima vera manifestazione. "Il clima mediatico ha creato terrore e molti hanno paura", ammette Aladino Castellani, uno degli esponenti più vicino a Calvani. Quasi a presagire il flop numerico. Il pullman costeggia il Circo Massimo, poi la Bocca della Verità ed il lungotevere, fino ad arrivare a Villa Borghese. "Quant'è bello il nostro Paese, andiamo a riprendercelo", sospirano prima di entrare a piazza del Popolo. (fonte Ansa)

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