Cronaca

Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci morti in Congo: una prima ricostruzione dell’attentato

Intanto la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta: carabinieri del Ros a Kinshasa per prendere parte alle indagini sull’attacco insieme con gli investigatori locali

L’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere della scorta originario di Sonnino Vittorio Iacovacci, insieme all’autista, sono le vittime dell’attentato al convoglio Onu nella Repubblica democratica del Congo. Secondo le primissime informazioni che sono trapelate nella giornata di oggi il commando sarebbe stato composto da sei persone. Il primo ad essere ucciso sarebbe stato proprio l’autista congolese, mentre le altre persone sono poi state portate in una foresta circostante.

E’ questa una prima ricostruzione di quanto accaduto intorno alle 10 di oggi (alle 9 ora italiana) secondo quanto appreso dall'Adnkronos da fonti di intelligence.

A poche centinaia di metri, scrive l’agenzia, c’erano una pattuglia dell'Istituto congolese per la conservazione della natura e anche un’unità dell'esercito congolese, giunti in soccorso dei rapiti. Ma quando sono intervenuti i rangers, gli aggressori avevano sparato al carabiniere di scorta all'ambasciatore, Vittorio Iacovacci, e al diplomatico. Il governo locale aveva autorizzato il movimento senza scorta del convoglio del World Food Programme (WFp), di cui faceva parte l'ambasciatore italiano a Kinshasa, dicono ancora all'Adnkronos fonti di intelligence. L’attacco al convoglio della Monusco - la missione dell’Onu per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo - è avvenuto presso la cittadina di Kanyamahoro, vicino Goma. Secondo quanto si legge in un comunicato del vice primo ministro dell'Interno e della sicurezza della Repubblica Democratica del Congo diffuso in serata, nell’attacco sono state anche rapite tre persone. 

La Procura di Roma apre un’indagine

Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per sequestro di persona con finalità di terrorismo in relazione all'attacco. Il procuratore capo di Roma Michele Prestipino, titolare del fascicolo (la Procura capitolina è titolare per i reati commessi all'estero che hanno come vittime i cittadini italiani) ha delegato le indagini ai carabinieri del Ros.
Domani propio un gruppo di investigatori del Ros si recherà a Kinshasa per prendere parte alle indagini insieme con gli investigatori locali. A piazzale Clodio si attende quindi una prima informativa in merito a quanto accaduto.

L'attacco in Congo

Come riporta Today, le stesse fonti sostengono che dietro l’attacco ci sarebbero le Forze democratiche ruandesi: le autorità locali, nonostante al momento l’identità degli assalitori sia ancora sconosciuta, sembrerebbero privilegiare in questa fase la pista del Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr-Foca), principale gruppo residuo di ribelli ruandesi di etnia Hutu. Il governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, ha riferito che le indagini sono in corso, e che è stato interrogato uno dei sopravvissuti, il quale conferma che gli aggressori si sono parlati in kinyarwanda e hanno parlato con gli ostaggi in swahili.

Le autorità provinciali del Nord Kivu non erano al corrente della presenza dell'ambasciatore

Intanto il ministero dell'Interno della Repubblica democratica del Congo riferisce che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano al corrente della presenza dell'ambasciatore sul loro territorio e non hanno quindi potuto assicurare la sua sicurezza. "I servizi di sicurezza e le autorità provinciali non hanno potuto né assicurare misure particolari di sicurezza del convoglio, né accorrere in aiuto, in mancanza d'informazioni sulla sua presenza in questa parte del paese nota come instabile e in preda a certi gruppi armati ribelli, nazionali e stranieri", si legge in un comunicato del vice primo ministro dell'Interno, citato dal sito congolese Actualité.Cd.

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