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Cronaca

Detenuto suicida a Latina in una delle carceri più sovraffollate d’Italia. Interviene il garante

Il caso riaccende i riflettori sulle criticità del sistema carcerario non solo locale. Anastasìa: “Se non diminuiscono le presenze e se non si incentiva il sostegno alle persone detenute, soprattutto ai più fragili, non ci sarà prevenzione che tenga”

Quanto accaduto nella casa circondariale di via Aspromonte a Latina nella notte tra sabato 10 e domenica 11 febbraio, con un detenuto di 36 anni che si è tolto la vita ha riacceso inevitabilmente i riflettori sulle fragilità e sulle criticità del sistema carcerario, non solo locale. 

Sull’episodio è intervenuto nelle scorse ore il garante delle persone sottoposte a misure restirittive della libertà presso Regione Lazio, Stefano Anastasìa che ha chiesto anche un intervento della Asl pontina. 

Da quanto appreso il detenuto che si è tolto la vita era un 36enne di origini indiane in attesa di un processo per reati sessuali. E’ stato trovato senza vita nel bagno della sua piccola cella dove si è impiccato. “L’ennesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, il primo nel Lazio, dopo la morte in ospedale di un uomo che aveva fatto un lungo sciopero della fame e quello di Ousmene, giusto una settimana fa a Ponte Galeria - ha dichiarato Anastasìa - è di un uomo, non italiano, in attesa di giudizio, accusato di reati sessuali, detenuto a Latina. 

In queste prime e scarne informazioni ci sono già importanti elementi per una riflessione: si trattava di una persona in attesa di giudizio, accusato di un reato fortemente stigmatizzante in carcere e fuori, straniero e quindi probabilmente con minore assistenza legale e sostegno familiare, detenuto  in una delle carceri più sovraffollate della regione e del Paese (155% di presenti sui posti effettivamente disponibili al 31 gennaio, a fronte del 140% regionale e del 127% nazionale) - ha aggiunto il garante -. Chiederò alla Asl la immediata convocazione del tavolo tecnico sulla sanità penitenziaria per la valutazione del caso e l’aggiornamento del piano di prevenzione del rischio suicidario, ma è evidente che se non diminuiscono le presenze e se non si incentivano le attività trattamentali e il sostegno alle persone detenute, soprattutto ai più fragili, non ci sarà prevenzione che tenga”. 

E proprio i numeri del sovraffollamento in carcere sono impressionanti a Latina come nel resto del Lazio. Nella casa circondariale di via Aspromonte, come ha sottolineato Anastasìa, si parla del 155% di detenuti in più rispetto al numero disponibile. Ma allargando ancora di più lo sguardo, secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) diffusi dal ministero della Giustizia e resi noti dello stesso garante, alla fine di gennaio 2023 il numero di detenuti presenti negli istituti penitenziari del Lazio è stato pari a 6.653, con un incremento 116  unità rispetto ai 6.537 di fine dicembre. In termini percentuali il tasso di crescita è stato del 1,8% più che doppio rispetto alla media nazionale. “L’incremento mensile del numero di detenuti presenti nella nostra regione è inferiore solo a quello della Campania. Come è stato già sottolineato anche nei mesi scorsi, si è ormai superato di gran lunga il grado di drammatico affollamento del periodo pre pandemico e, ci stiamo avvicinando a grandi passi agli stessi livelli che nello scorso decennio furono alla base delle sentenze di condanna del Governo Italiano da parte della Corte di Giustizia Europea per il grave e sistematico sovraffollamento della grande maggioranza degli Istituti penitenziari del nostro Paese”. Attualmente il tasso di affollamento complessivo nella regione, calcolato sulla capienza regolamentare dichiarata dal ministero è pari al 128% e supera di qualche decimale il 140%, se tale indicatore viene calcolato sul numero effettivo di posti disponibili. “Se si escludono due case di reclusione della regione e la terza casa circondariale di Roma, destinata ai semiliberi e al trattamento avanzato per tossicodipendenti, tutti gli istituti di pena della Regione presentano tassi di affollamento effettivi superiori al 100% e sono  ben 9 su 14 quelli in cui i detenuti presenti superano la soglia del 140% sui posti effettivamente disponibili” ha aggiunto il garante.

Altro dato importante quello relativo al numero di detenuti stranieri che costituiscono il 37,8% della popolazione detenuta in regione a fronte del 31,3% che si registra in tutta Italia. “Anche su questo versante si registra un significativo incremento e da giugno dello scorso anno gli stranieri detenuti negli istituti penitenziari del Lazio sono aumentati di 222 unità corrispondenti a una percentuale del 9%”. 
 

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