Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Itri

Omicidio di Itri, passati al setaccio i rapporti con le altre aziende

Sul delitto dell'enologo Ulrico Cappia non si abbandona la pista locale, ma gli inquirenti estendono la concentrazione anche alle collaborazioni con altre ditte. L'autopsia conferma un solo colpo sparato alla testa

Concentrati quasi esclusivamente sulla vita professionale di Ulrico Cappia, il 57enne enologo ucciso mercoledì sera nelle campagne di Itri, gli inquirenti iniziano ad estendere l’attenzione anche ad altre collaborazioni che la vittima aveva fornito per aziende del basso Lazio e della Campania.

Oltre ad eventuali malumori che Cappia avrebbe potuto avere con un ex dipendente dell’azienda vinicola di Itri per la quale lavorava, i carabinieri stanno valutando l’ipotesi di rapporti conflittuali anche con altre ditte con le quali aveva collaborato.

Nell’immediato, infatti, i carabinieri del comando provinciale, coordinati nell’indagine dal sostituto procuratore Giuseppe Bontempo, avevano ascoltato alcuni operai, focalizzando l’attenzione su uno di questi, ex dipendente dell’azienda, al quale era stata sequestrata l’auto. Ancora non ufficiale l’esito dello stub effettuato su di lui, ma da un primo riscontro giunto dai laboratori della scientifica, l’esame, che rileva le tracce di polvere da sparo, avrebbe dato esito negativo.

Intanto per domani si attende l'arrivo degli esperti del Ris: dalla sua auto, dove il corpo è stato rinvenuto completamente carbonizzato, gli inquirenti sperano di ricavare elementi di svolta, convinti che il 57enne sia stato ucciso nella sua 500.  Sui riscontri prettamente tecnici i militari, agli ordini del colonnello Giovanni De Chiara, si affidano per ottenere la chiave di svolta.

Sono anche le modalità con cui Ulrico è stato ucciso, tipiche di un’esecuzione di camorra, a mettere gli inquirenti su altre piste, che prendono in considerazione rapporti con aziende dove scomode verità potrebbero aver messo a repentaglio la sua vita.

A un collega, infatti, Cappia avrebbe riferito di aver visto anomalie nella gestione di aziende campane con le quali aveva collaborato.

Intanto i carabinieri passano al setaccio i suoi conti bancari, per tentare di ricavare qualche elemento utile, e attendono i riscontri completi dei tabulati telefonici, per ricostruire i suoi spostamenti e i rapporti delle ultime ore di vita.

L’esame autoptico, concluso ieri dal medico legale Gianluca Marella, non ha aggiunto molto alla ricostruzione iniziale, secondo la quale il professionista sarebbe stato freddato con un colpo di pistola alla nuca e carbonizzato all’interno della sua auto.

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