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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
L'analisi del voto

Elezioni politiche, sorride il Movimento 5 Stelle. Bono: “Siamo noi il vero terzo polo”

Il candidato di Latina in corsa alla Camera commenta il voto del 25 settembre che ha portato il movimento guidato da Giuseppe Conte ad essere il secondo partito in tutti i collegi che interessano il territorio pontino, superando il Pd

Movimento 5 Stelle secondo partito: questo l’esito del voto nei collegi che interessano la provincia di Latina sia alla Camera (il collegio U03 Latina in cui rientrano 17 comuni del territorio pontino e il collegio U05 Terracina che aggrega i restanti 16 comuni della provincia pontina e 13 comuni di quella di Frosinone) e al Senato (il collegio U06 Latina che riunisce tutti i 124 comuni delle provincie di Latina e Frosinone). Dato per morto, il movimento guidato da Giuseppe Conte può essere considerato l’altro vincitore di questa competizione elettorale, oltre a Fratelli d’Italia primo partito ovunque, anche se più che dimezza i voti del 2018 quando erano state raggiunte anche percentuali tra il 34% e il 35% nei due rami del Parlamento nei diversi collegi della provincia. 

Ma venendo ad oggi il Movimento 5 Stelle ottiene il 16,18% delle preferenze nel collegio del Senato mettendosi dietro le spalle un Partito Democratico che nel territorio pontino e nel basso Lazio ha raccolto poco in questa tornata elettorale. Discorso simile alla Camera dove i grillini si attestano sul 15,64%, oltre un puto percentuale in più del Partito Democratico, nel collegio di Latina e addirittura al 17,5% in quello di Terracina con il partito di Enrico Letta che sfiora il 13%. 

Numeri che non hanno portato all’elezione di nessun candidato all’uninominale (nei tre collegi della provincia l’hanno fatta da padrona i candidati del centrodestra) ma che permettono alla frusinate Ilaria Fontana di entrare alla Camera con il plurinominale. Non ce l’ha fatta invece il candidato di Latina Gianluca Bono (era candidato al plurinominale al secondo posto proprio dietro Fontana) che analizza con lucidità l’esito delle urne del 25 settembre. 

“Grazie al lavoro di squadra con i candidati del listino plurinominale, il costante supporto degli attivisti territoriali e il grandissimo sforzo compiuto dal presidente Conte a livello nazionale, nel collegio di Latina siamo riusciti ad ottenere 25.535 consensi (pari al 15,64%). Un risultato elettorale che porta il M5S, nel collegio di Latina, ad essere il secondo partito di riferimento dopo quello della Meloni. Purtroppo, nemmeno il lusinghiero risultato raggiunto dal M5S a livello nazionale, ovvero il 15,42% dei consensi, mi ha permesso di essere eletto dal listino plurinominale nel quale sono stato collocato in seconda posizione grazie al risultato ottenuto nelle primarie M5S. Dunque, per la seconda volta consecutiva, rivestirò il ruolo di ‘primo dei non eletti’, in Parlamento.

Intanto, l'incontrovertibile dato elettorale ci racconta: che il drammatico astensionismo si conferma il primo partito italiano con il 35% circa e con un aumento di circa il 9% rispetto alle politiche del 2018 - commenta Bono - e che sempre più giovani si disinteressano sia della politica, sia di esprimere, attraverso il proprio voto, una loro opinione al riguardo. La loro indifferenza appare inquietante e dovrebbe far riflettere tutto il mondo politico il quale, al riguardo, dovrebbe interrogarsi e trovare adeguate soluzioni per stimolare l’approfondimento giovanile e relativo coinvolgimento. I giovani cercano esempi positivi che, evidentemente, questo tipo di politica non riesce, di massima, a fornire poiché ancora troppo autoreferenziale. Basti pensare che le primarie per la scelta dei candidati sono state fatte solo dal M5S.

E’ un’analisi a 360 gradi quella che fa il candidato pontino, in corsa alle scorse amministrative per la carica di sindaco. “Dopo aver sapientemente speculato tra i banchi della facile opposizione,  la destra meloniana, interpretando il ruolo sovranista, conservatore, euro-scettico, che ammicca alle politiche liberticide ungheresi e che di ‘sociale’, relativamente a quel movimento di cui custodisce la ‘fiamma’, non conserva quasi più nulla, dovrà governare in un contesto socio-economico e geopolitico allarmante, con alleati aventi opinioni divergenti e contraddittorie su diverse tematiche”. Ma il dato del 25 settembre racconta ancora che “il terzo polo esiste, è vivo e vegeto, è rappresentato dal M5S con il 16% circa di consensi e non certamente dal doppiato duo elettorale Calenda-Renzi, che ha ottenuto l'8% circa” che “Letta, isolando il M5S con il quale si stava sperimentando un possibile e costruttivo ‘campo largo’ (come in Regione Lazio), ha fatto un assist alla centrodestra e penalizzato proprio il suo Pd sceso al 19% e non votato nemmeno da Fassina, Pecoraro Scanio e molti altri democratici di sinistra che hanno preferito il M5S che, nei fatti, si è mostrato sociale, verde e progressista.
 

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