Banda dei furti in villa: la mappa delle case svaligiate a Latina e nella provincia

Il gruppo non si è fermato neppure dopo la morte di Bardi in via Palermo. Tra le vittime anche il senatore Riccardo Pedrizzi

Sono andati avanti per molto tempo, con una tecnica ormai consolidata, un meccanismo che funzionava quello della banda dei furti sgominata dalla Squadra mobile di Latina. Ed è Salvatore Quindici, uno dei componenti del gruppo finito in manette a dicembre 2017 con la prima ondata di arresti, a raccontare nel corso dell’interrogatorio con il pubblico ministero come funzionava. “Quando commettevate questi furti vendevate la refurtiva?”. “Certo, che me la tenevo?! No, no… La vendevamo”. “E quanto ci facevate scusi?”. “Mille, duemila, mille e cinque dipende da quello che cercavamo di prendere”. Quindici parla anche delle basi logistiche, delle carte Postepay, delle macchine utilizzate per gli spostamenti, dei cellulari personali e dei cosiddetti “citofoni” con cui i componenti del gruppo comunicavano esclusivamente per lavoro. E poi, nell’interrogatorio, si accenna al colpo in via Palermo e alla morte del complice. “Dopo il fatto che è successo – chiede il pubblico ministero – che cosa avete fatto? Avete continuato a fare trasferte?”. “Dottorè io le dico la verità – risponde l’arrestato – Ho cercato di fare qualche altra cosa, proprio perché comunque stiamo anche in difficoltà economicamente. Anche per…diciamo, per questa moglie, per aiutarla, abbiamo cercato di fare qualcosa”. Il riferimento potrebbe essere alla moglie di Domenico Bardi. 

Banda dei furti in villa: chi sono gli arrestati

Latina la meta preferita

Ma in realtà la banda non si è mai fermata e dopo la morte del complice cambia solo regione, concentrandosi nelle Marche e dell’Abruzzo, fino a dicembre quando arrivano gli arresti della polizia. Ma prima degli spari in via Palermo erano Latina e la provincia pontina le mete preferite. Gli investigatori hanno incrociato i dati delle denunce per furto, le visure richieste all’Aci, le utenze telefoniche e i pagamenti con postepay riuscendo a risalire ai furti commessi dall’inizio del 2017. Soltanto a Latina sono 24 - 34 in totale i colpi nella provincia pontina -, nel giro di un anno appena, gli appartamenti e le ville svaligiati: diverse case in via Lazio, via Geminiani, via Picasso, via Manuzio, via Clementi, via Pyre, quella del senatore Riccardo Pedrizzi in via del Lido e poi Borgo Sabotino, strada Quartaccio, via Amsterdam, viale Kennedy, via Bernini, via Aprilia, via Marche, via Nino Bixio e molte altre. Avevano colpito il 26 gennaio e poi ancora il 2 e il 5 febbraio, l’11 e il 14 dello stesso mese proseguendo così con cinque o sei furti alla volta. Arraffavano contanti, oro di ogni tipo, collane di perle, anelli con rubini e zaffiri, orologi costosi, medaglie e perfino fedi nuziali con incisi nomi e date di matrimonio.

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I ruoli all'interno della banda 

I raid in provincia e la base logistica

Diverse sono state anche le incursioni a Sezze, Cisterna, Priverno e Sermoneta dove, in un caso, i ladri erano riusciti a portare via una pistola e le relative munizioni, insieme a gioielli con diamanti e quasi 10mila euro in contanti. Per i raid pontini e per quelli programmati ai Castelli Romani la base era sempre la stessa: un b&b di Terracina di cui i componenti del gruppo erano clienti abituali e in cui spesso non venivano neanche registrati, così da non lasciare traccia. Un’organizzazione perfetta. Almeno fino a quando, in via Palermo, muore Domenico Bardi e i riflettori si accendono sul gruppo. 

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