Cronaca

Mafia e intimidazioni di fuoco nel sud pontino: scacco ai clan Mendico e Antinozzi

Dall'operazione "Anni 90" ad "Anni 2000": dopo la scarcerazione degli esponenti dell'organizzazione una raffica di attentati a imprenditori del sud pontino. Il clan si riorganizza e si divide

Un'immagine delle perquisizioni dei carabinieri

Associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi comuni da sparo, estorsione, rapina, danneggiamento e incendio. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Con queste accuse a vario titolo sono state arrestate 19 persone, 18 in carcere e una ai domiciliari, tra Santi Cosma e Damiano e Castelforte, nell’ambito dell’operazione “Anni 2000” condotta dai carabinieri del comando provinciale di Latina. L’ordinanza, firmata dal gip del tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, ricostruisce l’attività e gli affari di un’associazione di stampo mafioso che operava nel sud della provincia pontina capeggiata da Antonio Antinozzi che, in seguito alla scissione dal clan Mendico-Riccardi, aveva costituito nel sud pontino un gruppo autoctono su base familiare che si avvaleva di metodi violenti e intimidazioni e faceva ricorso ad armi e ordigni esplosivi generando un clima di assoggettamento e omertà nella popolazione.

Operazione Anni 2000: i nomi degli arrestati 

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Due associazioni criminali nel sud pontino

Nell’ambito della stessa indagine, partita a dicembre del 2015, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale e i militari della compagnia di Formia hanno accertato anche l’esistenza di due associazioni dedite al narcotraffico e gestite dalla famiglia Mendico, dai fratelli Ettore e Maurizio in particolare, e dalla famiglia Antinozzi, con Antonio e il figlio Decoroso.

Operazione Anni "2000": 19 arresti - il video

Gli stessi protagonisti dell'indagine "Anni 90"

I 19 indagati, tutti residenti a Santi Cosma e Damiano ad eccezione di uno attualmente residente a Monaco di Baviera, già nel 2007 erano stati riconosciuti come appartenenti al clan “Mendico-Riccardi”, in seguito all’indagine “Anni 90”. La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Latina nel 2009 e confermata in Appello nel 2010 e in Cassazione nel 2012 aveva riconosciuto l’esistenza, fino al 2001, di una e propria organizzazione di stampo mafioso in provincia di Latina legata al clan dei Casalesi, promossa e diretta da Ettore Mendico e Orlandino Riccardi, a cui partecipava anche Antonio Antinozzi. Il gruppo, con la forza intimidatrice data anche dal legame con l’organizzazione campana, aveva acquisito il monopolio di alcuni settori imprenditoriali nei comuni di Santi Cosma e Damiano e Castelforte. E per arginare i gruppi rivali faceva ricorso all’uso delle armi.

La scarcerazione del clan e le nuove intimidazioni di fuoco nel 2014

Dal 2013 però, in seguito alla scarcerazione di alcuni componenti del clan Mendico-Riccardi, nel sud pontino erano ricominciati episodi violenti di chiara matrice camorristica. In particolare, nella nuova indagine “Anni 2000” sono finiti l’esplosione di colpi di fucile contro il portone di un imprenditore, Enrico Giuliano, avvenuta il 31 agosto del 2014; l’incendio di un deposito dell’imprenditore Francesco Cifonelli, avvenuto il 26 agosto del 2014; l’esplosione di colpi di arma da fuoco verso l’abitazione dei coniugi Antonio Giuliano e Maria Assunta Ambroselli, genitori dell’imprenditore, avvenuta il 17 ottobre dello stesso anno. E ancora l’esplosione, il 6 giugno del 2015, di un colpo di arma da fuoco verso l’hotel Terme Nuova Suio; l’esplosione, il 13 luglio successivo, di due colpi di fucile contro la serranda delle onoranze funebri “La Primula” di Francesco Cifonelli; le minacce subite nel 2015 da Domenico Ciavolella, titolare di un’altra impresa funebre; la tentata estorsione, nel novembre del 2015, alla ditta Cofis di Roma che stava effettuando lavori di ristrutturazione in una scuola del comune di Castelforte.

La scissione e i due nuovi sodalizi: Mendico e Antinozzi

La scarcerazione degli esponenti del clan e la concomitanza con episodi di intimidazione con il fuoco ha portato gli investigatori ad avviare nuove indagini che hanno quindi portato ad individuare due diversi gruppi criminali: il primo capeggiato da Antonio Antinozzi, alias “trippetta”, staccatosi dal clan Mendico-Riccardi; il secondo riconducibile a Ettore Mendico, attivo soprattutto nell’attività di spaccio di droga.

Una relazione sentimentale all'origine della scissione

Le motivazioni della scissione dei due sodalizi, originariamente appartenenti allo stesso gruppo, sono legate alla relazione sentimentale, aspramente criticata perché in violazione al codice d’onore delle organizzazioni criminali, fra Maria Rosa Falso, moglie di Giuseppe Viccaro nipote di Antinozzi, con Antonio Mendico, cugino di Ettore.

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